 he Island of Roses,
Tragedy in Paradise
Dirección: Rebecca Samonà
Documental
País: Italia
Idioma: Italiano y francés
Subtítulos: Inglés
Duración: 57'
Producción: L’ALTRAVISTA Soc. Coop. a r.l., Roma
Proyecciones en el Festival de CIne de Jerusalem:
- 12 de julio de 2008 a las 13:45 (código 71)
- 14 de julio de 2008 a las 20:15 (código 142)
Cometario de L'ALTRAVISTA scarl, Rome: Embarazada de su segundo hijo, la directora Rebecca Samonà decide viajar con su madre a Rodas, donde vivió su familia por varias generaciones. Con ellas, descubrimos la historia de la comunidad judía de la isla, retrocediendo hasta la era de oro de la regulación italiana con imágenes del Rey Vitorio Emanuell, la Reina Elena y Benito Mussolini decorando las paredes del Seminario Rabínico, y cuando la abuela de la directora se casa con un soladado católico italiano sin ser rechazada por su familia. Solo después de la promulgación de la legislación racista, los judíos comenzaron a sentirse amenazados. En la cumbre de la Segunda Guerra Mundial , cuando los nazis alemanes tomaron control sobre la Isla, la comunidad judía fue deportada y enviada a los campos de concentración.
Rebecca Samonà nos cuenta una historia simple, una historia de supervivencia igual a muchas otras. Ella se apoya en la gran cantidad de material de archivo con filmaciones tanto italianas como nazis así como archivos familiares que incluyen numerosas fotos de los tiempos de preguerra. Junto con las representaciones visuales, ella nos entrega fragmentos del diario de su abuelo, del que aprendemos sobre los eventos y su impacto emocional. La historia provoca muchas preguntas referidas al judaísmo, su luz y sus vertientes en una historia oculta que los conecta con los judíos que viven en Israel con las personas sabias y ancianas que aquí se presentan. (Traducción MB)
Sin traducir:
SINOSSI: “L’Isola delle Rose” è una storia italiana che non è stata mai raccontata.
Lo spunto del film è autobiografico: il ritorno a Rodi della regista/autrice con la
propria madre, che in quell’isola ha vissuto gli anni dell’infanzia, essendo figlia di un
militare italiano in seguito internato in Germania (1944-45) e di un’ebrea rodiota. La parte ebraica della famiglia, quella materna, fu deportata ad Auschwitz e uccisa (estate 1944).
Attraverso l’intreccio di storie individuali raccontate da coloro che le hanno vissute
in prima persona, il film vuole fare luce sulla storia del Dodecaneso Italiano e il suo
tragico epilogo, restituendone per quanto possibile anche una memoria visiva,
mediante il recupero di rari filmati d’archivio, con interviste a testimoni ed esperti e
con un viaggio nella Rodi odierna. Il documentario vuole anche tener viva la
memoria della comunità ebraica del Dodecaneso, a questo scopo l’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane finanzia il progetto, mentre la Shoah Foundation di
Steven Spielberg assicura al film il proprio sostegno.
Sin traducir:
CENNI STORICI: 8 settembre 1943. Rodi, capoluogo del Possedimento
d’Oltremare dell’Egeo è teatro di sanguinosi combattimenti fra militari fedeli a
Badoglio e una manciata di truppe tedesche. I comandi militari italiani esitano, si
arrendono. Rodi cade in mano nazista. Nelle altre isole del ossedimento la
resistenza è strenua, ma senza successo. Il “ribelle di Lero”, il contrammiraglio Luigi
Mascherpa, combatte fino a novembre con il sostegno di truppe britanniche. E’
deportato e poi fucilato dalle autorità di Salò insieme al governatore di Rodi, Inigo
Campioni. Fra i militari, chi rifiuta di arrendersi o rifiuta di aderire alla Repubblica
Sociale Italiana è passato per le armi, internato, deportato. Qualcuno fugge, qualcuno
si unisce alla Resistenza greca. Si crea una piccola rete di supporto ai partigiani, è
diretta dal podestà di Rodi in contatto con una spia inglese. Ma niente salva l’intera
comunità ebraica locale dalla deportazione e dalla morte ad Auschwitz.
E’ la fine di un’epoca, cominciata sotto ben altri auspici al momento della conquista
da parte italiana del Dodecaneso, allora parte dell’Impero Ottomano, nel 1912. Il
liberale governatore Mario Lago pratica una politica di tolleranza nei confronti delle
popolazioni locali - turchi musulmani, ebrei sefarditi, greci ortodossi. Fortificate nel
Medio Evo dai Cavalieri di San Giovanni, sotto il dominio italiano le isole sono
dotate di alcune importanti infrastrutture militari e civili, conoscono una fase di
grande sviluppo economico e turistico.
Alla società multiculturale pre-esistente si mescola così una nutrita comunità italiana,
formata soprattutto da militari e dalle loro famiglie. In molti casi si tratta di famiglie
miste, i cui figli crescono in una Babele di lingue e tradizioni che si sovrappongono,
in uno scenario di raro fascino.
In virtù della bellezza del paesaggio e del suo passato glorioso, Rodi è oggetto di
grande attenzione da parte della propaganda fascista, che celebra “l’Isola delle Rose”
con numerosi documentari di regime. Nel 1936 Lago è sostituito dal Quadrunviro
del Fascismo Cesare Maria De Vecchi. Egli si sforza di fascistizzare il Dodecaneso
da ogni punto di vista, sociale, razziale e perfino architettonico. I delicati rapporti con
le popolazioni locali si deteriorano. Dopo i tragici fatti del 1943-44 e l’occupazione
tedesca le isole sono amministrate dagli inglesi, per poi passare alla sovranità greca
nel 1947.
Sin traducir:
Il Manifesto, 21/11/2007
«L'isola delle rose», in un documento filmato la deportazione degli ebrei di Rodi ad Auschwitzdi
Giovanna Boursier
Roma Ë il 18 luglio 1944 e a Rodi, nell'Egeo, i tedeschi ordinano a tutti gli ebrei dell'isola diradunarsi nella scuola dell'aeronautica militare italiana. Prima gli uomini poi, il giorno dopo, ledonne e i bambini. Maty Levi ricorda che i tedeschi dicevano di portare anche soldi e gioielli e chese non si fossero presentate minacciavano di uccidere cinque uomini al minuto. «Allora - aggiunge -si correva per andare». Ë l'inizio della deportazione degli ebrei di Rodi ad Auschwitz: con quelli diKos erano circa duemila persone delle quali ne tornarono poco più di un centinaio. Una storia quasisconosciuta che ne evoca altre, altrettanto sconvolgenti, che Rebecca Samonà racconta nel beldocumentario, L'isola delle rose - La tragedia di un paradiso, che sarà presentato domani alle 17.00alla Casa della Memoria di Roma in via San Francesco di Sales, 5.
All'inizio sembra di leggere Heldenplatz di Thomas Bernhard, ma questa è realtà: la regista, qualcheanno fa, insieme a sua madre Erminia, decide di far visita alla sorella della nonna, l'anziana ziaStella, ricoverata in un ospizio a Bruxelles. La zia, ebrea di Rodi, ex deportata ad Auschwitz, lericeve in stato confusionale: seduta sul letto, non vuole svestirsi nemmeno per andare a dormire e sicomporta come si trovasse ancora nel lager. Dice che aspetta la selezione, e che deve subito presentarsi all'appello. Sul tatuaggio di Auschwitz ha messo un cerotto e in questo modo vivrà gliultimi mesi prima di morire. Quei mesi in cui Samonà decide che vuole conoscere e raccontare, ecomincia a sbattere contro i ricordi della sua famiglia. Di sua mamma, prima di tutto, che a Rodi hatrascorso l'infanzia, e ne conserva frammenti di memoria bambina, come la nonna che la portava albagno turco tenendola per mano, o come le donne ebree radunate nel cortile di casa sua la notteprima della deportazione che cucivano tasche interne agli abiti. I ricordi si accumulano fino a cheSamonà, incinta di sua figlia, decide di partire, sempre con sua madre, per Rodi, l'isola delle roseappunto, il paradiso che un tempo era stato anche inferno.
Per questo il documentario è un viaggio in prima persona, un racconto personale che si intreccia con quello storico, utilizzando in modo efficace il repertorio e le testimonianze, per diventare un filmcapace di restituirci una vicenda assente dai libri di storia. Come accade ricordando i nonni, Ernesto e Vittoria, che si erano sposati di nascosto perché lui non era ebreo e la famiglia di lei non voleva, ma poi erano tornati a Rodi e lui, ufficiale italiano, dopo l'8 settembre era stato tra i primi a non aderire alla Repubblica di Salò e a combattere i nazisti finendo deportato. Una vicenda di resistenzache precede Cefalonia, «ma di cui non si parla mai», lamentano i testimoni, nonostante abbiasignificato migliaia di soldati italiani deportati e uccisi, con i tedeschi che li imbarcano su navicarretta che poi loro stessi affondano nell'Egeo. La storica Menascé dice che si tratta di circa 15 mila morti.
La guida del viaggio a Rodi è un'altra donna, Stella Levy, che oggi vive a New York. Anche lei èebrea di Rodi ed ex deportata. Le tre donne camminano e parlano nelle strade dei vecchi quartieri,entrano nella scuola dove erano stati rinchiusi gli ebrei.
Qui Stella ricorda le persone picchiate a sangue, e tutti coloro che adesso chiama fantasmi: «tornano quando vengo a Rodi - dice - a volte mi sento chiamare. Perché voglio ritrovare le loro facce. Matalvolta scompaiono e invece vorrei tenerli con me. I bambini, soprattutto. Mia cugina aveva un bimbo di 2 anni e lei ne aveva solo 24. Mandati alle camere a gas, immediatamente».
Volver a Publicaciones |